Ricordati di santificare le feste!
Il testo è tratto dall'Esodo (20, 8-11): "Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro". Nell'etimologia ebraica il termine "sabato" significa appunto  "cessazione":
Per i cristiani il giorno del Signore non è più il sabato, ma per estensione la domenica, perché in questo giorno, "il primo dopo il sabato" (Gv 20,19), è risorto Gesù ed è iniziata una nuova era. La risurrezione, infatti, è la vittoria di Cristo sulla morte, la sconfitta di Satana, il compimento delle Scritture. Tale giorno appartiene a Dio e a Lui bisogna pensare come alla Sorgente dell'essere. Perciò gli Apostoli lo chiamarono "Dies Domini", cioè "Giorno del Signore", durante il quale renderGli il "Grazie" per il grande e gratuito dono della vita: è come un invito a preparare con saggezza le scelte da fare per renderla sempre più preziosa.  
La festa è o dovrebbe essere, dunque, un'occasione di riposo e un momento per restituirla come  "santa", cioè sacra. Cosa significa tutto questo?
Innanzitutto al corpo e alla mente occorre riconsegnare la giusta e dovuta dimensione, cioè una "pausa" di silenzio dal turbinio vorticoso del tempo e del lavoro, anche se quest'ultimo oggi fa acqua da tutte le parti, prosperando invece perlopiù quello criminale. Al fisico non bisogna chiedere più di quello che può dare, anch'esso ha un proprio linguaggio e questo va colto e ascoltato con estrema attenzione. Si dice "Mens sana in corpore sano" ed è vero. Però anche la mente ha l'obbligo di distrarsi in altre occupazioni che non siano solo quelle legate alla quotidianità: possono essere letture, passeggiate con la famiglia, colloquio più intenso con i figli e altre attività che possono arricchire l'intelligenza e gli affetti, come qualche visita a parenti, amici,  ammalati e, in genere, opere di carità. Poi c'è soprattutto l'anima alla quale dedicare le migliori cure e queste si evidenziano con una più assidua preghiera e con la partecipazione alla vita comunitaria, rappresentata per il cristiano dalla liturgia della S. Messa. È vero che Dio andrebbe ricordato tutti i giorni, ma in quello della festa il pensiero a Lui dovrebbe farsi riflessione, meditazione e dialogo da figli con il Padre. Così comportandosi la vita riacquista il suo equilibrio e la sua libera autonomia, cose che vanno a potenziare la sua dignità e la sua chiamata a essere una manifestazione concreta di quella "diversità", che dovrebbe caratterizzare sempre la presenza della persona di Fede su questa terra. L'anima ha la necessità di ritrovare se stessa, di incontrare e immergersi ogni tanto nel mistero di quelle realtà che valgono, di nutrirsi alle fonti della Rivelazione con la lettura della Parola per trarre da essa motivi ispiratori per dare un colore più sensato all'esistere e al modo come affrontare e magari superare le varie difficoltà di ogni giorno.
Questo è il profondo significato che occorrerebbe conferire alla festa. Solo così si può crescere in umanità e si può trasformare la propria esistenza in una offerta del proprio Sé in grado di contribuire a migliorare il panorama del vivere, cioè essere testimoni e profeti della certezza contro lo sbandamento della chiusura di orizzonte o, peggio, dell'eclissi o anabasi (ritirata) dalla stessa Fede.
Il comandamento, quindi, fondato sul "Ricordati" è un appello in positivo, quasi un ordine, a evitare la superficialità e quel modo banale e distratto di condurre il proprio passaggio sulla scena di questo mondo. Agire diversamente vorrebbe dire aver capito poco o niente del senso del proprio "esserci" e quindi aver sciupato una opportunità che non si ripresenterà più: tanti, purtroppo, vivono come se non fossero mai nati, ingannando magari il tempo e se stessi! Dice Gesù: "Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?" (Mc 8,36).
Utilizzare per Dio il primo giorno della settimana (la domenica) è come un lasciarsi illuminare dal chiarore della Gioia e della Speranza e sostenere con maggiore slancio e ottimismo il cammino talora faticoso del confronto quotidiano con i vari eventi che interpellano la coscienza di ognuno a dare una risposta congrua, onesta e intelligente.
Si dice: "Chi bene inizia è a metà dell'opera". Ed è proprio così! 
                             (La Gazzetta di San Severo, 22 giugno 2013)