L'Aldilà nella Transcomunicazione
Nella prima parte si è accennato ampiamente ai contenuti espressi nella metafonia. Confrontando questi dati personali con quelli di altre esperienze analoghe riportate da altri ricercatori, provo ora a delineare alcuni elementi fondamentali comuni e ricorrenti e un probabile percorso evolutivo seguito dalla psiche dopo la morte fisica.
Tali elementi possono essere ricondotti a questi. L'Aldilà viene presentato dalle "voci" come un paesaggio psichico caratterizzato da un panorama flessibile, bello, ospitale, dove si condensano canti, gioia, amore (strada dell'amore), luce e conoscenza (anche se non del "Tutto"). Le "voci" affermano di "vedere" senza alcun limite, di vivere senza più la prospettiva della fine; soprattutto sono preoccupate di esprimere tenerezza verso i vivi (considerati loro "figli"), spronarli ad aver fede nell'Aldilà, anzi loro vivono nell' "attesa" di noi, mentre nel presente ci sono continuamente "vicini", ci "vedono" e ci "ascoltano", specialmente se si attiva il contatto con essi nella mente (l'unico luogo nel quale l'incontro è possibile).

Un altro elemento che viene fuori da queste esperienze è che nell'Aldilà il pensiero opera delle creazioni e queste esistono realmente (pensiero=azione=energia vivente). Sicché ciascuno si crea un "proprio" mondo reale nel quale riesce a realizzarsi pienamente: di qui il loro continuo ripetere che sono "felici" e "contenti". Talora si mostrano "addolorati" se non si crede a quanto dicono, trasparenti come sono, buoni e dolci tanto da intenerire per la loro disponibile pazienza.

Dall'esperienza con le "voci" e con le immagini TV, è possibile abbozzare in qualche modo un quadro evolutivo per grandi linee di ciò che si sarà nell'Aldilà. Naturalmente è una "possibile" realtà, anche perché le "voci" non si rivelano sempre col loro nome e non tutte danno la sensazione di appartenere allo stesso stadio evoluto di esistenza, sicché ognuna dà le informazioni che sono proprie del personale ambito conoscitivo.

Innanzitutto c'è da dire che i volti captati per TV potrebbero essere tranquillamente attribuiti ai vari corpi che man mano si vanno lasciando con l'evoluzione. Anche eventuali materializzazioni potrebbero essere brandelli di psiche dell'Entità (=psicoraggia, secondo Myers), comunicati per ESP alla mente dell'osservatore e poi visti attraverso il meccanismo allucinatorio.

A precise domande da me poste durante gli esperimenti al registratore ho ricevuto un insieme di risposte, che, confrontate con quelle simili avute da altri studiosi, danno dell'Aldilà pressappoco questo schema di elementi:

· Il momento del trapasso è vissuto con "leggerezza", come una forma di liberazione da lacci ingombranti, e si è accolti dai nostri cari (parenti, amici...).

· Subito dopo segue il "sonno ristoratore" (=una sorta di adattamento psicologico alla nuova condizione), la cui durata non è uguale per tutti.

· Al risveglio avviene l'incontro con l'Essere di Luae (identificato con Dio) e una rapida visione del vissuto dell'intera esperienza terrena.

· La virtù sulla quale maggiormente andrà l'attenzione è la "carità", ma anche la verità (amare e conoscere).

· A questo momento di autoesame della propria vita segue, se necessaria, l'eventuale purificazione o con il "fuoco" (di quale natura?) o con un temporaneo oblio delle pregresse esperienze terrene o con la reincarnazione (che non è uguale per tutti né, durante essa, si perde la propria identità). Su quest'ultimo aspetto (la reincarnazione) c'è, però, qualche perplessità da parte mia.

· Dopo c'è l'ingresso nel regno di Dio, che viene definito "Luce" e "Amore" ("Il suo grande amore per l'universo"!).

· Tale regno si struttura in un "luogo" (certamente non fisico, ma psichico).

· La vita, conservando l'identità della persona, si sviluppa in quanto a capacità conoscitiva e questo per l'eternità.

· Si conserva con noi un rapporto di amicizia, di simpatia, di stimolo. I legami affettivi pregressi non sono ignorati, anzi potenziati sotto forma di aiuto concreto. Essi si ricordano di tutto.

· La loro vita si sviluppa per affinità o per "gruppi" di età e di interessi: i bambini con i bambini (molto evoluti mentalmente, ma comunque tali, almeno come si "rivelano" a noi nelle "voci", che sono appunto infantili), gli artisti con gli artisti...

· Tali "gruppi" dialogano tra di loro, ma pare di capire che ci sono delle gerarchie (in base alla "saggezza"?), anche se le "voci" affermano di essere tutti "uguali" e che anche i "malati" (compresi quelli mentali) sono tutti "guariti".

· Le differenze son dovute, anche questo pare di capire, oltre che alla peculiarità dell' individualità (che non va perduta), soprattutto alla diversità di funzione che si sono assunti o che hanno ricevuto. Jürgenson, Raudive, ma anche il sottoscritto, hanno avuto questa sensazione.

· Nonostante tutto, il loro mondo rimane ancora pieno di misteri: le "voci" lo dicono chiaramente, ma senza la connotazione di angoscia che noi siamo soliti attribuire a questa parola.

· La loro vita è soprattutto energia e vibrazione, conservazione di forme e movimento, perché possono esser ovunque, "leggono" nei nostri pensieri, "vedono" ciò che facciamo, ci formulano "auguri", ci amano con purezza di intenzioni, esprimono giudizi su persone, eventi e scritti. Interessante a questo riguardo mi sembrano gli studi del prof. Kostantin Guennadievitch Korotkov, fisico e matematico moscovita, che sostiene di aver constatato e fotografato l' "alone energetico" attorno al corpo del morto. Sarà una sorta di "onda di materia", di quelle ipotizzate da de Broglie? O il cosiddetto "perispirito"? O la "spessitudine" (=densità di sostanza) di H. More? (49). Del resto, aprendo una parentesi, molti ritengono che ci sia una "luce pesante" (diversa e più debole di quella "normale", formata da fotoni) e che sarebbe quella "ultraterrena". ?, forse, da individuare nella particella Z°, che, con i fotoni e le particelle W' e W' (scoperte da Carlo Rubbia nel 1983 al CERN di Ginevra), costituirebbero le particelle di scambio, o i messaggeri, della forza unificata elettrodebole (elettromagnetismo+ interazione nucleare debole)? È, forse, quella che interverrebbe nelle apparizioni, esperienze di NDE (Near-Death Experiences= Esperienze di pre-morte), nell' "alone energetico" di Korotkov?

· La loro attività psichica è rivolta soprattutto allo sviluppo conoscitivo e caritativo. Non mostrano alcuna forma di rimpianto per l'esperienza terrena o per il corpo fisico lasciato, tanto che lo definiscono "Terra, Terra", perché "La vita è altrove" ed essi sono i "Viventi".

· Chiedono che ci ricordiamo di loro mediante il contatto nei pensieri e nella preghiera: in concreto ci invitano ad attivare l'amore fra noi e loro.

· Non ci dicono altro, perché probabilmente non trovano più parole accessibili al nostro lessico consueto. Lo sforzo che fanno in questo è notevole e lo si nota facilmente dalle vibrazioni nel registratore: ed è anche ammirabile, cosa per la quale occorre essere loro molto grati.

Questi, in sintesi, sono i dati dei vari momenti della vita nell'Aldilà così come emergono dalle esperienze di transconunicazione. Perlopiù concordano con quelli riferiti da altri ricercatori, per cui qualcosa di serio e di vero ci deve pur essere alla base. Ciò fino ad oggi. Con lo sviluppo della ricerca non so per il futuro, ma è probabile un ulteriore arricchimento del quadro, soprattutto per quanto riguarda le "modalità" del loro "contatto" con noi (radar, stazione radio ad hoc...): qualcosa già si conosce, grazie a Jürgenson e ai ricercatori del Lussemburgo (più volte citati), ma è presto per dire una parola definitiva.

Da tutto questo insieme di esperienze viene fuori, quindi, un Aldilà quanto mai stimolante, vivace, dinamico, positivo e ricco di enormi prospettive, e non solo per il nostro presente vitale, ma anche per la reinterpretazione epistemologica di tante discipline (scienza, matematica, filosofia, religione, psicologia, antropologia, economia...). Che sia poi da situarsi in una "quarta dimensione" spaziale, ipotizzata da J. F. K. Zõllner e Ch. H. Hinton, o in un iperspazio a infinite dimensioni, come voleva D. Hilbert, è assolutamente ininfluente ai fini e alla sostanza del nostro discorso.

(5 - Continua..)